La storia si ripete

Ancora una volta, a partire dal ‘92, un magistrato fa cadere un governo. A torto o a ragione questo è quello che un cittadino ingenuo, sprovveduto, quale io sono, e quindi poco adatto ad interpretare manovre di palazzo o a perdersi negli intricati labirinti dei bizantinismi della politica, percepisce. E’ pur vero che il governo mandato a casa era in precarie condizioni di salute a causa, sin dalla nascita, di una malattia grave ed irreversibile ma è altrettanto vero che con l’eutanasia non si risolvono i problemi di un paziente affetto da malattia congenita. Penso, sempre come persona non addentro alle cose della politica, che, accertata la malattia, un consulto fra personalità che sanno il fatto loro e disposti, senza preconcetti, ad ascoltare e a prendere in considerazione anche pareri e proposte terapeutiche altrui al fine di trovare un punto di accordo su rimedi condivisibili, qualche risultato benefico si sarebbe potuto ottenere e forse si sarebbe potuto assicurare al povero malato un prosieguo di vita accettabile ed in grado di poter essere utile a se stesso ed ai propri familiari per risolvere i problemi della quotidianità ed infondere nell’animo, di chi da lui dipende, fiducia e certezza in un futuro che vale la pena vivere. Così non è stato e le “capotoste” di destra, di sinistra e di destra hanno abbandonato l’ospedale mollando tutto nelle mani del primario che spero, dall’alto della sua esperienza e della sua saggezza, trovi il modo di richiamare i “luminari” alle proprie responsabilità ed invitarli a desistere da atteggiamenti che non possono fare altro che decretare la morte del paziente. Auguro al Presidente Napolitano buon lavoro e che Iddio lo aiuti e lo illumini in questa ardua impresa. Aniello De Vita

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