E’ incredibile!
L’Ente Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano è retto da un presidente dimissionario e Bassolino e la Prestigiacomo, responsabili della nomina del nuovo, non decidono. Su di un principio però sono d’accordo:” Nel Cilento e Vallo di Diano non esistono personalità del mondo della cultura, della politica, dell’amministrazione pubblica in grado di reggere le sorti dell’Ente Parco.“ Quindi a breve avremo il successore di De Masi e come lui, un’altra arca di scienza, catapultato a Vallo della Lucania chissà da quale Regione d’Italia. Per quanto mi riguarda ritengo che è un grosso affronto alle intelligenze e professionalità della mia Terra. Poco o niente conta la mia indignazione anche perchè, certamente, sono già pronti gli organizzatori di manifestazioni Pro-Nuovo Arrivato chiunque esso sia. E’ incredibile eppure così è se vi pare. Aniello
24 settembre 2008 alle 18:13
Ho scritto in una mia poesia, forse commettendo un grosso errore quando affermo: …cche ssì Ciliento mia!
Terra vòita e senza patruni
cco ciento paesieddi scarcagnati
ca si ‘nge nasci, come ‘no crapetto,
subbito sai cos’è la libbertà .
E, nessuno ce la può togliere la libertà di sindacare l’operato di Bassolino e della Prestigiacomo in merito alle “mani” sul Parco Nazionale.
Un abbraccio dottore, non smetta d’indignarsi. Peppo
24 settembre 2008 alle 19:09
Peppo carissimo, i poeti non sbagliano mai quando i loro versi partono dal cuore. Ed in questo tuo nobile e viscerale atto d’amore verso la nostra terra non v’è ombra di errore. Quel bellissimo verso “Terra voita e senza patruni” l’ho sempre interpretato come un dato storico e purtroppo molto deleterio per le sorti del Cilento, ovvero il Cilento non ha mai avuto dei buoni ed illuminati governanti. Per questo ancora oggi navighiamo in brutte acque, su carrette del mare ed in balia delle onde e di improvvisati nocchieri. I poeti, gli artisti hanno il diritto-dovere d’indignarsi e non fa niente se le facce di corno se ne fottono delle nostre indignazioni. Continua a scrivere col cuore e vedrai che ci sarà sempre qualcuno che ti leggerà col cuore e lo farai felice. Un abbraccio Aniello
16 ottobre 2008 alle 10:00
Giù le mani dal Cilento. Per ora però questo Ente Parco non mi pare sia stato di grande impulso per la vita della comunità , o sbaglio?
Più cultura comunque male non farebbe. Il fatto è che molte intelligenze se ne so jute e questo è un guaio
Un saluto,
Vincenzo
16 ottobre 2008 alle 14:32
Vincenzo carissimo che piacere rileggerti. Il matrimonio come va? Ti auguro di cuore di vivere questo momento della tua vita nel modo più spensierato ed allegro possibile. E’ vero i cilentani alla guida del parco non sono stati un gran che ma questo non vuol dire che non vi siano nel Cilento persone del mondo della cultura capaci di di far rinascere questa terra. E’ vero anche che molte intelligenze “se ne so’ gghiute“, coloro che, parafrasando una delle mie canzoni più note, avrebbero cantato: “So’ nato a lo ciliento e me ne vado“. Ma costoro se chiamati ad aiutare lo loro terra a rinascere sono sicuro che sarebbero felici di ritornare e dare il loro contributo. In poche parole sono convinto che il presidente del Parco debba avere sangue cilentano che scorre nelle sue vene. Un forte abbraccio ed ancora augurissimi. Aniello
23 ottobre 2008 alle 09:13
Carissimo,
è bello anche per me risentirti. Ultimamente ho un po’ latitato sul blog e avrai capito perchè: matrimonio, vacanze, viaggio di nozze in Africa (un sogno!) e “ritorno alla realtà ” del lavoro.
Alla fine il tuo punto di vista mi convince. Per risolvere i problemi del Cilento ci vogliono persone che lo conoscono, quindi i cilentani. Mi augurerei solo che gli amministratori che verranno sapranno circondarsi di risorse capaci reclutate “in loco”. gente che non vedrebbe l’ora di rimboccarsi le maniche per aiutare – come dici tu – la propria terra.
C’è più che mai bisogno di questo oggi che la crisi dei mercati e dell’economia in generale mostra tutte le contraddizioni di un sistema globale insostenibile sotto molti aspetti (energetico, logistico, ambientale, etc…). “Glocalismo”, ossia la capacità di valorizzare le risorse del territorio (partendo dagli esseri umani:-)le, allo stesso tempo, saper guardare fuori per sfruttare le opportunità offerte dal mercato